Come riconoscere i primi sintomi dell’Alzheimer

Scritto da
Cristina Di Nardo

20 Aprile 2021

10 campanelli d’allarme della malattia di Alzheimer

• Seconda Parte •

Leggi la PRIMA PARTE: “Quali sono i primi sintomi dell’Alzheimer?

La malattia d’Alzheimer, o morbo d’Alzheimer, è una demenza degenerativa che intacca i vari aspetti di vita della persona. La velocità con cui la malattia avanza è variabile e dipende da caso a caso.

Quando si parla di Alzheimer, non si parla di una normale forma di invecchiamento, bensì di invecchiamento patologico. Con l’avanzare dell’età si possono sperimentare dei chiari segnali legati all’invecchiamento delle nostre cellule cerebrali, i neuroni, come ad esempio un rallentamento nell’elaborazione delle informazioni ed occasionali dimenticanze.

La malattia di Alzheimer insorge solitamente dopo i 65 anni, sebbene in alcuni casi si possano verificare esordi precoci. Ad oggi, non esistono cure che permettano di bloccare totalmente il decorso della patologia o di invertire in qualche modo il decadimento; tuttavia l’individuazione precoce dei primi sintomi dell’Alzheimer è di particolare importanza in quanto, grazie ai progressi scientifici, è possibile applicare alcuni trattamenti che permettono un parziale rallentamento del decorso della malattia ed offrono sollievo dai sintomi.

L’Alzheimer Association statunitense ha indicato 10 campanelli d’allarme a cui prestare attenzione per identificare la malattia precocemente, senza confonderla con i normali effetti dell’invecchiamento.

Nel mio precedente articolo, ho descritto i primi 5 campanelli d’allarme suggeriti dall’associazione statunitense. Vediamo ora più da vicino gli altri 5 segnali che possono indicarci che siamo in presenza di un invecchiamento patologico, secondo L’Alzheimer Association.

6. Difficoltà legate alle parole, in forma orale e/o scritta

Le persone che convivono con la malattia di Alzheimer possono trovare difficoltà ad inserirsi in una conversazione o a sostenerne una. Durante un dialogo non è raro che essi si fermino improvvisamente, non riuscendo a ricordare cosa stessero dicendo o quale fosse l’argomento generale della conversazione.

La malattia ha poi sicuramente degli effetti anche sulla capacità di denominazione, ossia su quelle abilità che ci permettono di attribuire il nome corretto a ciò che ci circonda. La parola “divano” può essere sostituita, ad esempio, con “letto” per una vicinanza semantica tra le due parole.

Nel normale invecchiamento è possibile che si faccia fatica a reperire la parola giusta, un po’ come se avessimo la sensazione di avere la parola sulla punta della lingua, ma non riuscissimo a tirarla fuori. Tuttavia, nella malattia di Alzheimer, questi sono episodi molto frequenti.

7. Difficoltà a tornare sui propri passi per ritrovare oggetti utilizzati e persi

Telefono lasciato sul davanzale dopo una telefonata, occhiali abbandonati su un mobile, capi di abbigliamento riposti nei cassetti dedicati alle posate… tutti oggetti usati che viene difficile ritrovare.

A tutti capita di perdere qualche oggetto in giro per casa o, ad esempio, di non ricordare più dove si è parcheggiata l’auto. Ma in questi casi, il tentativo di tornare sui propri passi per rivedere mentalmente le ultime azioni eseguite e gli ultimi luoghi in cui si è stati, solitamente aiuta.

Per le persone che soffrono di Alzheimer, l’esercizio di tornare sui propri passi è spesso difficoltoso.

La nostra memoria, sia in condizioni di normalità che di patologia, tenta di riempire i buchi nei nostri ricordi. Per provare a dare un senso alle sparizioni di oggetti, è possibile che la persona con Alzheimer cerchi di fornire versioni più o meno verosimili dell’accaduto.

Uomo con capelli grigi seduto su una sedia con un punto interrogativo sulla testa e con davanti un cervello stilizzato rappresentato come un puzzle a cui mancano alcuni pezzi

In alcuni casi, in particolar modo con l’avanzare della patologia, il malato può arrivare a pensare che gli oggetti persi o posizionati in posti bizzarri siano stati in realtà rubati.

8. Riduzione della capacità di giudizio

Si possono osservare dei cambiamenti nella capacità di giudizio e nell’abilità di prendere decisioni (ossia nelle abilità di decision making) in vari ambiti della vita. Sicuramente anche chi non è colpito dalla malattia di Alzheimer può compiere errori nelle proprie scelte, ma solitamente sono più rari e dovuti a sporadici errori di valutazione.

Quali sono le situazioni in cui una persona affetta da Alzheimer può compiere errori con una maggiore probabilità? Una risposta possibile comprende le situazioni in cui, per prendere una decisione, è necessario tenere conto di molti aspetti contemporaneamente, come ad esempio gli investimenti finanziari o acquisti al di sopra delle proprie effettive possibilità economiche.

La malattia di Alzheimer può andare ad intaccare le capacità di giudizio e di decision making anche per situazioni quotidiane, come può essere ad esempio la scelta di prendersi cura della propria igiene quotidianamente e di indossare capi di abbigliamento puliti.

9. Ritiro dal lavoro e dalle attività sociali

Le difficoltà nel sostenere le conversazioni, descritti poco sopra al punto 6, e tutti gli altri cambiamenti causati dalla malattia possono condurre la persona a ritirarsi dal lavoro e ad evitare i contatti sociali. Questa chiusura in sé stessi può essere graduale e collegata al peggioramento della malattia.

La consapevolezza dei propri disturbi può portare la persona a vergognarsi delle proprie difficoltà, non riuscendo ad esprimere il proprio disagio e a trovare sollievo.
Gli hobby, anche individuali, possono diventare un ulteriore elemento di frustrazione. La consapevolezza che qualcosa di sé sta cambiando può portare ad emozioni varie, come tristezza, ansia, disperazione

Allo stesso tempo, si può osservare un ritiro dalle relazioni sociali per molte ragioni diverse tra loro: accennavo poco sopra alla vergogna, ma non è raro che la persona con demenza, in particolare nelle prime fasi della patologia, pensi di essere un peso per i propri cari.

10. Cambiamenti nell’umore e nella personalità

L’Alzheimer va a toccare tutti gli ambiti della vita di una persona, non ultimi umore e personalità. Osservando da vicino questi primi sintomi dell’Alzheimer, sono già emerse alcune emozioni che possono accompagnarli: tristezza, paura, angoscia, vergogna, ansia…

L’umore, tuttavia, non varia solamente in conseguenza della diagnosi di malattia: le modificazioni del tono dell’umore e della personalità possono essere un vero e proprio sintomo di un possibile principio di malattia.

donna depressa seduta a terra con nuvolette piovose al di sopra della testa

Si possono osservare emozioni e reazioni comportamentali che non erano tipiche della persona fino a quel momento, tra cui:

  • Confusione
  • Ansia
  • Sintomi depressivi
  • Timori e paure
  • Sospettosità

È frequente che la persona tragga giovamento quando si trova all’interno della propria “comfort zone”, nel proprio ambiente domestico, con parenti e persone care.

Abbiamo visto insieme i primi sintomi dell’Alzheimer a cui prestare attenzione per poter intercettare la malattia fin dalle prime avvisaglie. Questi 10 campanelli d’allarme sono stati suggeriti dall’Alzheimer Association, associazione statunitense che fin dal 1980 si occupa della malattia, sia a livello di ricerca che di supporto a malati e caregiver.

Se hai riscontrato uno o più di questi sintomi in te stesso o in una persona a te vicina, contatta il tuo medico curante e parlane con lui, così da valutare se può essere un sintomo legato ad un normale invecchiamento o se potrebbe essere consigliato procedere con ulteriori indagini di approfondimento.

Leggi la PRIMA PARTE: “Quali sono i primi sintomi dell’Alzheimer?

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