Il supporto psicologico ai malati oncologici e ai caregivers

Scritto da Cristina Di Nardo

16 Dicembre 2023

Scritto da Cristina Di Nardo

16 Dicembre 2023

Il tumore è una patologia che giunge all’improvviso e che conduce a stravolgimenti repentini in tutti gli ambiti di vita: il corpo cambia, così come le relazioni con amici e familiari. Spesso, si ha la necessità di mettere da parte il proprio lavoro per un tempo più o meno prolungato e ci si trova a vivere una vita completamente diversa rispetto a quella a cui si era abituati.

Alcuni studi1 hanno evidenziato che circa il 30% delle persone con diagnosi di tumore sviluppa distress o un’altra forma di sofferenza psicologica, tra cui:

  • disturbi dell’umore;
  • sintomi ansiosi;
  • varie manifestazionei collegabili al disturbo da stress post-traumatico.

Per attraversare questo periodo è possibile che si senta il bisogno di affidarsi ad un professionista della salute mentale e affiancare il percorso di cure oncologiche ad un percorso psiconcologico, sia quando si è direttamente interessati dalla malattia, sia quando ci si trova nella condizione di caregiver.

Ma cosa si intende quando si parla di psiconcologia e psiconcologo?

La psiconcologia

Pensieri, emozioni e comportamenti possono diventare disfunzionali e ostacolare la persona affetta dalla malattia oncologica nell’utilizzo delle proprie risorse psicologiche, necessarie per reagire alla situazione che si trova ad affrontare.

L’alto rischio di incidenza psicopatologica mette in luce la necessità di prendersi cura del malato oncologico in maniera completa, non trascurando la sofferenza e fornendo supporto psicologico a coloro che lo richiedono.

Mental Health scritto con le tessere dello Scarabeo, un rametto decorativo accanto

In questo quadro si inserisce la psiconcologia, una disciplina che permette all’oncologia, alla psichiatria ed alla psicologia di dialogare tra loro. Grazie a questa collaborazione, è possibile individuare precocemente il disagio psicologico ed intervenire aiutando la persona a gestire le conseguenze della patologia.

La persona si confronta con una serie di temi complessi e potenzialmente disorientanti: il diverso funzionamento del corpo, la gestione della quotidianità, i cambiamenti sociali, negli affetti e nelle relazioni, la rivalutazione del senso della vita e dei differenti significati attributi agli eventi. Tutto questo ha un effetto sia sulla persona che affronta direttamente la malattia che sui caregivers ed i familiari.2

Cosa fa lo psiconcologo?

Nonostante disturbi dell’umore, ansia e distress abbiano un’incidenza non trascurabile tra i malati oncologici, non sempre i sintomi di sofferenza psicologica vengono rilevati dai professionisti sanitari che si occupano del paziente.3

È possibile, infatti, che il personale dedicato non riesca a riconoscere i sintomi di disagio psicologico o a distinguerli da una normale reazione, da sintomi portati dalla malattia stessa o dalle cure.4,5 Per questa ragione, rivolgersi ad uno psiconcologo può aiutare a comprendere ed elaborare il proprio malessere, anche grazie a valutazioni dello stato mentale attraverso test specifici.

L’obiettivo primario dello psiconcologo è quello di favorire una buona qualità di vita del malato, in modo da facilitare l’utilizzo delle proprie risorse per affrontare il periodo delle cure, di per sé impegnativo, tollerando il peso di pensieri ed emozioni.

L’intensità con cui essi si presentano può essere un reale scoglio nella gestione della quotidianità, conducendo in alcuni casi all’adozione di comportamenti poco funzionali. Il supporto psiconcologico può aiutare in un modo molto pratico a trovare insieme al paziente delle strategie di coping efficaci che permettano un migliore adattamento alla situazione.

Il supporto psicologico durante le diverse fasi di trattamento

La psiconcologia permette al paziente di essere seguito in tutte le fasi di malattia, con una particolare attenzione a ciò che i diversi momenti del percorso possono stimolare a livello psicologico nel paziente e nei caregivers:

  • Nella fase iniziale di malattia, una valutazione dello stato emotivo aiuta a distinguere i processi di normale adattamento alla situazione da reazioni emotive che richiedono una presa in carico sistematica;
  • Durante la delicata fase dei trattamenti (con chemioterapia, radioterapia, interventi chirurgici o una combinazione di essi), può essere utile un supporto per assimilare i cambiamenti del proprio corpo, i sintomi dati dalla malattia e gli eventuali effetti collaterali delle terapie.
Donna con testa rasata, di cui si vede solo parzialmente il profilo destro, con fiore bianco dietro l'orecchio
Donna con testa rasata, di cui si vede solo parzialmente il profilo destro, con fiore bianco dietro l'orecchio

Il percorso che conduce all’elaborazione degli eventi non è sempre lineare ed è opportuno tenere in considerazione la presenza di sintomi che riflettono la presenza di disagio emotivo, stress ed un possibile impatto traumatico della malattia oncologica sulla persona.

Cosa accade dopo i trattamenti

In alcuni casi, il supporto psicologico si rende necessario in seguito alla remissione della malattia. L’aver terminato le cure non implica, infatti, la scomparsa del disagio psicologico: il timore che la patologia torni sotto forma di recidiva e una sensazione di angoscia costante, possono pesare sulla persona e sulla propria quotidianità.

Non è strano che, al termine dell’impegnativo iter assistenziale, il paziente senta il bisogno di richiedere un supporto psiconcologico per affrontare ciò che lo ostacola dal riprendere in mano la propria vita.

La psiconcologia nel fine vita per i malati e i caregivers

Il delicato ambito delle cure palliative si occupa dei pazienti e dei loro cari nelle ultime fasi della vita. Lo psiconcologo accompagna il paziente nei suoi ultimi compiti: il saluto dei propri cari, ma anche per esempio la conclusione di ciò che c’è in sospeso, con un’attenzione particolare alle forti emozioni che possono accompagnare questi momenti. Parallelamente, familiari e caregivers possono trarre beneficio da un supporto psiconcologico sia durante la malattia che dopo il decesso del proprio caro.

Perché richiedere un supporto psiconcologico

due donne che si abbracciano, una di loro ha un foulard rosa sulla testa per esprimere che ha un tumore

La psiconcologia ha le sue radici negli anni Cinquanta del XX secolo ed è quindi una disciplina piuttosto giovane. Nonostante ciò, è riuscita ad affermarsi ed a migliorare sempre più le proprie tecniche di intervento.

L’elevata incidenza di disturbi psicologici tra pazienti con patologia oncologica ha evidenziato:

  • l’importanza di una presa in carico completa della persona;
  • la presenza di benefici, sia per i pazienti che per i caregivers, derivati dal supporto psiconcologico.
Integrare i trattamenti medici con un percorso psiconcologico permette al paziente di essere supportato nell’individuare i propri punti di forza, rafforzando ed alimentando il senso di padronanza di sé, senza tuttavia andare a distruggere quelle difese funzionali e protettive nel contesto di una malattia grave.6

Lungo il percorso di trattamento, in qualunque momento, la persona con una malattia oncologica può decidere di richiedere un supporto psicologico mirato, con obiettivi specifici a seconda della fase in cui egli si trova.

Prendersi cura della propria salute mentale è un passo importante per affrontare una patologia che travolge improvvisamente la propria vita e quella dei propri cari.

Bibliografia completa

  1. Castelli, L, Castelnuovo, G, & Torta, R (2015). Editorial: PsychOncology: clinical psychology for cancer patients—Cancer: the key role of clinical psychology. Front. Psychol. 6:947.
  2. Caruso, R, Nanni, MG, Riba, MB, Sabato, S, & Grassi, L (2017). The burden of psychosocial morbidity related to cancer: patient and family issues. Int Rev Psychiatry 29(5):389–402.
  3. Newell, S, Sanson-Fisher, RW, Girgis, A, & Bonaventura, A (1998). How well do medical oncologists’ perceptions reflect their patients reported physical and psychosocial problems? Data from a survey of five oncologists. Cancer 83(8):1640–1651.
  4. Fallowfield, L, Ratcliffe, D, Jenkins, V, Saul, J (2001). Psychiatric morbidity and its recognition by doctors in patients with cancer. Br J Cancer 84(8):1011– 1015
  5. Evans, DL, Charney, DS, Lewis, L, et al. (2005). Mood disorders in the medically ill: scientific review and recommendations. Biol Psychiat. 58(3):175–189.
  6. Lederberg, MS, Holland, JC (2011). Supportive psychotherapy in cancer care: an essential ingredient in all therapy. In Watson, M, Kissane, DW, eds. Handbook of Psychotherapy in Cancer Care. Wiley- Blackwell 3– 14.

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